Solstizio d'Inverno 2025
- 21 gen
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Aggiornamento: 27 mar
Qui sotto il discorso tenuto durante la celebrazione del Solstizio 2025, in cui osserviamo il processo di trasformazione in corso nella società e nelle coscienze

Stiamo vivendo un momento di estrema difficoltà in questa transizione di era, che crea molta sofferenza e frustrazione.
Sappiamo che il corpo dell'umanità costituisce un insieme collettivo, che la separazione tra continenti, nazioni e tra i popoli della terra è una condizione esterna transitoria, riguarda la forma, non l’essenza: le frontiere sono illusorie, esistono solo nella mente di politici, filosofi e scienziati a cui mancano i principi dell'unità, ancora ancorati ad uno spirito competitivo dove la vita prospera solo grazie alla sopravvivenza del più forte, cosa peraltro biologicamente già sconfessata dalla scienza.
Se vogliamo superare questa visione obsoleta del mondo dovremo andare noi stessi al centro dell'unità, ristabilendo un equilibrio sociale nel nostro piccolo ambiente, in modo che la somma di molti ambienti sociali porti a una generazione in grado di vedere le cose così chiaramente che non sarà più la ‘legge della forza’ ad imporsi ma la ‘forza della legge’, dapprima umana, poi universale, l’ineludibile espressione della divinità.
Un sistema sociale giusto non esiste ancora nell’umanità perché ancora non c’è vero amore nell’umanità. Esotericamente invece, interiormente, esiste un’unità d’intenti in tutti gli esseri, ed è un’unità di sintesi che si trova nel cuore ed è da qui che deve partire l’impulso creativo per trasformare radicalmente la società.
E’ il senso dell’Amore che apre le porte dell’intelligenza e della comprensione che ci porterà a risolvere i nostri problemi.
Ogni problema umano non pertiene solo al IV regno ma coinvolge anche la Gerarchia, Shamballa e il nostro sistema solare perché l’umanità è un chakra planetario allo stesso modo in cui il nostro pianeta è un chakra sistemico e tutto è olograficamente partecipe del Regno di Dio.
Ma per iniziare a comprendere il Regno di Dio dobbiamo prima comprenderci tra noi. Perché non ci comprendiamo?
Perché viviamo molto superficialmente, identificati nelle forme, che sono molto diverse tra loro e ci illudono di un senso di costante separatezza, dimenticando che lo scopo che anima qualsiasi essere, indifferentemente da razza, genere, appartenenza sociale, culturale, economica, nazionale, religiosa, politica, sessuale è il medesimo e partecipa ad un Proposito maggiore.
L’unicità dell’individuo, libero di osservare il mondo dal suo unico punto di vista, è il suo prezioso contributo alla Verità, alla Bellezza e al Bene se non si cristallizza nelle divergenze superficiali e fissa il suo sguardo al centro, dove esiste l’unità di scopo, che è radicata nel cuore di ognuno.
La differenziazione settenaria che anima la diversità del mondo, la sua vera ricchezza, non è lo scopo di una divinità che vuole “conoscere sé stessa”? In tutte le sue espressioni alte e basse, attrattive e repulsive, sapendo che la repulsione è resistenza, conscia o inconscia, alla Legge di Attrazione, la Legge cosmica di Amore che realizza l’unità di coscienza.
La polarità non ha lo scopo di far nascere attrazione tra i poli? Di generare Luce attraverso la loro reciproca armonia? Di sperimentare un Amore che include progressivamente differenze sempre maggiori? Di ricostruire quel sacro Graal che contiene il sole o, come nell’arte del Kintsugi, di ricomporre tutte le fratture del vaso con l’oro della coscienza? Di gettare ponti tra rive separate?
A chi spetta questo meticoloso lavoro di ricostruzione? Rispondiamo con le parole del Maestro DK:
“L’opera di ricostruzione spetterà agli uomini e alle donne intelligenti di buona volontà, e sarà loro compito ristabilire una vita nuova e felice per l’umanità, ed è per loro che scrivo (…) per coloro che hanno in cuore la buona volontà per tutti gli uomini e che, grazie ad essa, vogliono fare la loro parte per apportare al mondo pace e tranquillità, una pace basata su valori più certi che in passato, e su una progettazione più solida. In ultima analisi, non è per la pace che operano gli uomini di buona volontà, ma per la crescita dello spirito di comprensione e di cooperazione; soltanto questo sarà abbastanza forte da abbattere le barriere razziali, sanare le ferite della guerra, e costruire una nuova struttura mondiale adeguata alla richiesta intelligente delle masse.” (scritto nel 1942 Esteriorizzazione della Gerarchia, p.366)
Lo Spirito Cooperativo è il segreto di tutte le relazioni e parte da ciascuno di noi là dove la Vita ci ha posto. Possiamo formare dei nuclei sacri di persone semplici e amorevoli, che siano in grado di polarizzarsi in alto, riconoscendo il valore delle cose materiali che ci circondano, ma sapendo elevarsi al di sopra di esse, concentrando l’attenzione al centro di ogni problema e al centro di ogni essere umano per vederli nella loro propria natura e ricchezza multidimensionale, con lo sguardo sintetico e unificante che la mente analitica sola non può restituire perché Saint Exupery direbbe: “non si vede bene che col cuore”, noi parafrasando Anglada diciamo che quando la mente e la sensibilità del cuore sono unite sorge un punto neutro nella coscienza dell’essere umano, che lo porta ad iniziare un nuovo ciclo di valori psicologici nel quale non c’è né dominio della mente, né della sensibilità, perché esiste un perfetto equilibrio che sprigiona nuova luce nella coscienza, esattamente come con la luce fisica, che appare solo quando il polo positivo e quello negativo sono equilibrati.
Lo spirito di cooperazione e un rinnovato impulso spirituale saranno la nostra guida in questa ricerca alchemica di equilibrio tra polarità, animata dalla buona volontà umana di comprendere, sapendo che non ci sono problemi e condizioni che non possono essere risolti con la volontà di bene.
Come sappiamo in questo momento di passaggio di era è attiva una energia di 1° Raggio che impatta direttamente sulla terra con lo scopo di scuotere l’intera struttura psicologica dell’essere umano, portandolo a grandi determinazioni di natura cosmica e rendendolo capace di vivere la sua vita nelle “fertili terre dell’insicurezza”, terre dove la personalità umana perde i suoi consueti appigli rassicuranti, ma dove l’anima può seminare la sua eterna unità di luce e amore, che darà ambienti sociali completamente rinnovati, dove la lo spirito di cooperazione fiorirà nella consapevolezza della fratellanza come condizione intrinseca alla natura umana stessa, non conquistata dunque come ‘altro da sé’ ma semplicemente rivelata ‘in sé’.
Come già ricordava il Maestro Tibetano nel secondo dopoguerra a proposito della ricostruzione di un nuovo mondo, e sono parole assolutamente attuali alla situazione odierna: (…) Non sarà facile.
Le energie spirituali che saranno liberate provocheranno inevitabilmente un’opposizione. L’egoismo e l’odio, con i loro effetti secondari di cupidigia, crudeltà e nazionalismo, non sono morti né moriranno per lungo tempo ancora. Nel mondo del dopoguerra queste condizioni dovranno essere ignorate; e il nuovo gruppo di servitori del mondo e gli uomini e le donne di buona volontà dovranno operare insieme per un’educazione illuminata, per una vita economica di cooperazione, per i giusti rapporti umani in tutti i settori dell’esperienza umana, per un’attività politica corretta, per il servizio disinteressato e per una religione mondiale che ristabilirà il Cristo al Suo posto legittimo nel cuore degli uomini (…).
(Esteriorizzazione della Gerarchia p.486)
Buon lavoro a tutte e tutti dunque!
Possano gli uomini di buona volontà incontrarsi ovunque in spirito di cooperazione e
“POSSA LA COOPERAZIONE RIVELARE LO SPIRITO DI FRATELLANZA SULLA TERRA”